giovedì 15 settembre 2011

Training Day. Lezione pratica di sopravvivenza urbana a Milano

Ho il piacere di ospitare un caro amico, nonchè collega fidato e scrittore degno di nota, che vorrebbe condividere la sua prima esperienza fuori porta "milanese" a cavallo della sua nuova MarkBike II.
Grazie Marco!

Mi presento: sono Marco, l'amico ed incidentalmente collega della bravissima webmaster del blog Milan On My Bike, e malgrado una permanenza milanese universitaria e lavorativa che ormai dura da più di otto anni, non mi ero mai imbarcato in una simile, rocambolesca avventura. Vale a dire, da bravo e cauto pedone in un ambiente a dir poco ostile alla vita pedonale, non avevo mai osato abbandonare gli ingombri marciapiedi e le soffocanti linee metropolitane di questa città.
L'amica blogger ha accettato di ospitare questo topic sicuramente meno professionale dei suoi, che vi prego di leggere e valutare attraverso gli occhi meravigliati di un forestiero non-milanese, eterno e frastornato pedone-milanese e, da sempre, abituato a portare esclusivamente pesanti mountain bikes su poderali, piste e sterrate di montagna.

Antefatto: fine agosto 2011. Alla vigilia dell'ascensione ai 4075 metri della Roccia Nera, un pensiero folgorante mi schianta sulla via di Damasco. Voglio una bici. La decisione viene presa con incredibile semplicità, considerando che per otto anni ho ritenuto l'area milanese non compatibile con la vita umana se non per brevi periodi di passaggio, e certo non con l'attività ciclistica. Voglio una bicicletta a Milano. La sera stessa, il Corriere mi informa dell'adeguamento ATM: un aumento inaudito del 50% per il prezzo di ogni biglietto, che porterebbe a 3 Euro la spesa giornaliera andata/ritorno. Lo prendo come un segno, una conferma del destino: Deus lo volt!

Primi di settembre, Anno del Signore 2011. Inizia l'avventura e, di colpo, è amore a prima vista. Insieme a Laura avevo selezionato, tramite Internet, un'anonima city bike o ibrido, come la definiva Laura: non un alieno scappato da Dark Skies bensì un compromesso tra una MTB sui generis ed una bici da passeggio. Recatomi da AWS, negozio comodamente prossimo sia a Centrale che alla mia dimora milanese, chiesi un incontro con la prescelta dama: nulla di fatto. Io guardavo l'ibrid.. Pardon, la bicicletta, lei guardava me, senza alcuno scatto emotivo, senza una mistica fusione di sensi, senza alcun flash o vibrazione interiore.
Inoltre, bontà sua, era color grigio topo. Nella vita ho a volte toccato alti e bassi, come tutti noi, e tra trionfi e glorie ho conosciuto momenti di riflusso, ma mai al punto da acquistare una bicicletta grigio topo.
I potenti dei dei fato, tuttavia, mi spinsero a voltarmi, e...
..Ed era lei. Riconoscimento istantaneo, immediata attrazione, amore a prima vista. Un passo, e già sapevo che l'avrei portata via con me; un altro passo e ne ammiravo la serica vernice nera, la nuda superficie priva in modo disarmante ed accattivante di fronzoli e gadget superflui.
Era lei. Una bicicletta di modello vintage, appena costruita poco prima delle vacanze da uno dei tre proprietari dell'AWS, azienda artigianale il cui nome deriva dal padre, Walter, e dai due figli, Angelo e Sergio. Esemplare unico, costruita giusto per sentirci degli artigiani e non solo dei commercianti di biciclette, mi dice il gentile proprietario che ha subito colto la brusca virata del mio interesse: del resto, sto irradiando attenzione e brama su scala industriale, quasi avessero posato un bel blocchetto di uranio al centro di una stanza affollata.
Ci sono altri due esemplari più raffinati e costosi, anch'essi di modello vintage ed anch'essi di fattura artigianale, ma vedo solo lei. Affilate ruote da corsa Vittoria bianche, durissime, da gonfiare ad almeno sette atmosfere e strette come la lama di uno stiletto da omicidio & suicidio in un'opera shakesperiana. Telaio scuro, pulito e nudo in modo a dir poco sensuale, accoppiato ad un sellino sportivo bianco, privo di pretese o di vacue baroccherie. Il telaio è stato incastrato a caldo, non saldato da un anonimo macchinario insieme ad altri 100.000 telai parimenti anonimi; una bicicletta costruita ed assemblata così, Secondo il gusto di mio fratello, premette il signore.
Forcelle dei freni in acciaio ed un paio di pedali classici, C'è ancora una ditta in Lombardia che li produce come una volta, è perfetta. E' mia. Avere qualcosa di unico ed ancora artigianale oggi, nel 2011 e nel discredito in cui è caduto il valore delle cose costruite a mano, è per me un privilegio per cui non esito a spendere i 390 Euro del prezzo, ben superiore al budget che avevo preventivato prima di salire verso la Roccia Nera. Ma, come narrava Perez-Reverte ne Il Club Dumas, nell'immenso mare amorfo delle cose e delle persone inutili e prive di qualsiasi interesse, spiccano alcune rare perle per le quali non si deve avere alcuna remora, alcun ritegno.

Pesa solo 11 chili e, per un tizio piemontese abituato al peso degli zaini da alpinismo o da escursionismo, per non parlare alla granitica robustezza delle mountain bikes, pare volare. Primi giri da casa alla Fondazione, impariamo a conoscerci: capisco che le piace correre e che non ama molto il pavet di cui disgraziatamente gli onesti cittadini milanesi hanno riempito la città, dunque invento una teoria di brevi digressioni su asfalto lungo la rotta principale, Piazza Duca d'Aosta-via Vittori-Piazza Stati Uniti d'America-via dei Giardini-Montenapoleone, Duomo, via Dante, Cairoli, Cadorna e Corso Magenta.
Lei capisce che non amo molto il traffico e tutta questa truppa di esagitati, stressati milanesi rinchiusi nelle loro automobili, pronti a dichiarare guerra per un parcheggio rubato e ben decisi a sferzare con i clacson chiunque non decolli un nanosecondo dopo l'arrivo del verde. Io capisco che non sopravviverò a lungo in questo bordel... ambiente senza precauzioni, dunque torno in negozio per una maschera con filtro per le polveri sottili, l'inquinamento ed i cattivi pensieri. Due lucine bianche e rosse, come le luci di posizione delle navi. E poi, Inshallah.

Il battesimo vero e proprio, per entrambi, avviene la sera di mercoledì 14 settembre. Insolitamente privo di orologio, mi sento deliziosamente sospeso in un limbo a-cronologico, in questo sole declinante che pare trascinarci ad ovest lungo il Naviglio Grande. Laura fa strada con una classe, un passo (pardon, una pedalata) ed una fluidità che nemmeno oso invidiarle, tutta in nero su una bici nera e configurata come uno squalo, un predatore: la sua nuova Nox. Mi porta lungo l'acqua sempre più lontano, superando tanti joggers ed altri ciclisti, le automobili ed il loro noioso fragore isterico ben distanti; mi segnala con una parca economia di gesti gli ostacoli e le asperità dell'asfalto, indica per tempo le deviazioni, raggiungendo infine la Casetta dell'Acqua a Gaggiano. Oltre Corsico.
Fuori Milano. Magia.
Mi illudevo di aver toccato punte di velocità notevoli con la mia MTB, che pure è in fibra di vetro: ma questa AWS corre ben di più, e non immagino nemmeno cosa possano fare le tre biciclette da corsa di Laura. Il paesaggio pare fondersi ai miei lati, e questa volta non sto guidando, non sono riparato dai vetri: il vento mi si apre contro, ogni metro porta nuova aria sul mio cammino.

Ultimi metri, ormai il giorno declina. Laura mi accompagna fino in Corso Magenta, aiutandomi a riconoscere pericoli ed a prevedere i tanti idioti che abbondano, armati di SUV, vetture e moto, in questo dedalo di vie e pavet. Una brillante ed elegantissima impiegata non esita ad esempio a superare sul marciapiede la fila di auto impantanate all'ennesimo semaforo, virando all'improvviso a sinistra e saltando letteralmente con lo scooter quasi addosso alla mia amica, in zona Porta Genova. Senza un cenno, una scusa, nemmeno una parvenza di fastidio per noi pietosi ostacoli alla sua inarrestabile progressione verso l'ennesimo, stupido happy hour.

Malgrado tutto ciò, la serata è stata interessante, ho imparato molto e mi sono riscosso dall'ingenua convinzione che, sapendo pedalare a Biella o in montagna, sappia pedalare anche qui. Tutti dovrebbero avere un'amica, una guida esperta e paziente come Laura, almeno lungo i primi momenti di quest'avventura; una prima incursione fuori dalla costipata realtà milanese, verso il sole che declina, a fianco di una persona stupenda. Probabilmente tutti gli altri poveri e nevrastenici tizi dell'altra sera non sono mai stati tanto fortunati.


"Never Let Me Down Again" - Depeche Mode




2 commenti:

  1. bellalì, un'altro ciclista sulle strade milanesi... però era proprio "fibra di vetro" quella della mtb?

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  2. Ciao Rotalibra,
    sì, un altro ciclista milanese finché non mi stende qualche bel SUV!

    La bici era in fibra, ho sicuramente sbagliato sul "di vetro", chiedo venia - vado in bici da sempre ma il mio campo è un altro, non me ne intendo come voi ciclisti, Lauetta compresa. Appena posso cercherò i documenti della MTB e vedrò di che fibra si trattasse. Ricordo che per prenderla i miei parenti spesero una bella sommetta, e che il negoziante volle sottolineare come si trattasse di una sorta di innovazione epocale, come la polvere da sparo, il telegrafo ed il microonde. Forse, come dovere di ogni commerciante, costui esagerava: ormai non mi è dato saperlo.

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