venerdì 17 febbraio 2012

MarkBike the III

Gentili signore e signori, vi presento l'intervista posta ad un caro ciclista simpatizzante che ha scoperto il mondo del viaggiare sostenibile a cavallo di una bici da corsa anche in una città così avversa come Milano.

L: Ciao Marco, grazie per esserti offerto come cavia del famoso blog “Milan on my bike”. Ho potuto vivere alcuni momenti che reputo importanti per la tua crescita ciclistica e che avrei piacere che condividessi con i nostri lettori.

M: Cara Laura, grazie a te per questa bella iniziativa e per avermi invitato, è un piacere.

L: Passiamo alle domande.. Prima di acquistare Markbike the II e III, hai avuto rapporti particolari con la I che ti ha dato una grande aspirazione.. Ce ne parli?

M: Volentieri, è un bel ricordo. Dopo la gloriosa BMX ed un paio di mountain bikes sui generis, mi hanno regalato una bella MTB Bianchi, molto leggera, con i cambi integrati nelle manopole. L'ho usata per anni e la possiedo tuttora, si trova a Biella; con lei ho compiuto i 25 itinerari alla base del mio secondo manuale, Nuova Guida della Mountain Bike nel Biellese, pubblicato nel 2009 da Libreria Giovannacci Editore di Biella. Ho sicuramente un bel rapporto con questa bicicletta, per quanto sia priva di ammortizzatori, il che ha spesso reso avventurosa e blandamente traumatica la discesa dai tracciati di montagna... Una volta mi ha perfino difeso da un cinghiale che è esploso fuori dalle gasìe, dal roveto spinoso lungo lo sterrato, nella Baraggia.

L: Cosa ti ha spinto a comperare Markbike the II? Hai avuto dei benefici immediati?

M: Sicuramente sì, in termini di mantenimento della forma, di svago e "fuga" mentale in un momento ed in un contesto urbano complicato come quello milanese. Ho già raccontato come sia stato pressoché fulminato sulla via di Damasco, a fine agosto 2011, decidendo tutt'ad un tratto di acquistare una bicicletta a Milano, dopo tanti anni da pedone frustrato; ora mi riesce difficile credere come, per tanti anni, non mi sia spostato in bicicletta. E mi riesce francamente insopportabile il minimo tragitto in metropolitana, malgrado a rigor di logica io debba esservi abituato.

L: Quindi arriviamo all'ultimo acquisto. Markbike the III – Ricerca e genesi.

M: La ricerca è stata lunga, la genesi breve ed a dir poco istintiva. Un pomeriggio lungo il Naviglio Grande, il ritorno da Turbigo e Boffalora sopra Ticino fino a Milano... la vista di altre biciclette che, malgrado la struttura leggera e le ruote da corsa della mia AWS (Markbike The Second, per intenderci) mi doppiavano senza alcuna fatica. Ammirazione, invidia in senso positivo, sono state quindi il brodo di coltura per questa sottile attenzione alle biciclette da corsa, sfociata quindi nell'intenzione di comprarne una.

L'idea era quella di acquistarne un vecchio modello, poiché come storico avrei amato l'idea di riportare a nuova vita un antico telaio, un po' come le realizzazioni di Biascagne Cicli: qualcosa che, dopo decenni di ruggine e polvere nel buio di uno stanzino, torni a volare. Purtroppo, vista anche l'esigenza di trovare un telaio sufficientemente adatto alla mia statura (una volta, i telai di misura 58-59 erano comprensibilmente rari), ho dovuto focalizzarmi su obiettivi più recenti, peraltro di più facile manutenzione.

L: Sogni rinchiusi in un telaio da corsa. What do you foresee?

M: Cosa prevedo... Eh, belle pedalate, se possibile lungo i navigli, oppure sulla Martesana, fino al Parco dell'Adda che ho sfiorato questo autunno. Vorrei imparare ad usare e a dosare sapientemente i cambi, a sfruttare la meccanica di qualità di questa bicicletta. Vedremo, la passione c'è.

L: Noti delle grosse differenze con le altre due?

M: Sì, sicuramente. Il peso è notevolmente maggiore, rispetto alla ruota libera AWS; i freni sono innaturalmente lontani, il manubrio ben diverso, i pedalini Look non s'inforcano mai come dovrebbero, visto che non ho le scarpette apposite... La pedalata è fluida e retta, piacevole. I freni sono molto migliori rispetto ai Tektro americani dell'AWS: si tratta di freni Campagnolo Avanti, mentre il cambio è Campagnolo Veloce, il mozzo Campagnolo Mirage. Il manubrio è della marca Italmanubri, modello Super Racing.

Ho cercato di identificare il modello preciso mediante il forum bdc-forum.it, senza avere alcuna risposta; invece i gentili responsabili della ditta Olmo mi hanno aiutato, informandomi che il telaio è un Hobby/Sportman della fine degli anni Ottanta, con un gruppo Campagnolo Misto Veloce/Avanti. Purtroppo non è stato possibile definire il modello esatto di questa bicicletta, tuttavia penso di averne capito l'età; le condizioni sono buone, è stata ben custodita.


L: La vita milanese vissuta sostenibilmente: e' un argomento a te molto familiare..

M: Sì, Laura. Credo infatti che il futuro imponga scelte importanti e nette, senza vie traverse o mezze misure, in merito a problematiche globali e locali. Non si tratta solamente dell'aver visto, nell'arco della mia breve vita, la colossale regressione glaciale in atto nelle Alpi Occidentali, né di aver incontrato delle primule a gennaio; tra i due estremi, tra il macro ed il micro, c'è una questione di approvigionamento energetico, di inquinamento ed abbattimento delle polveri sottili, di emergenza ambientale e sanitaria che bussa alle nostre porte. Non è possibile che, ad un semaforo sui Bastioni, una coda di dieci vetture conti nove SUV (ed un onesto furgone, un Fiat Ducato delle consegne), tutti con una persona a bordo ad eccezione del primo, che trasportava anche un bambino in età prescolare. Non è possibile dover attraversare Milano con la bocca disperatamente chiusa, pregando che la maschera faccia il suo lavoro, per non ritrovarsi ammalati in modo serio tra qualche anno; io non sto dicendo che i milioni di abitanti dell'hinterland milanese debbano iniziare a pedalare in massa, come durante le crisi petrolifere di una volta, come durante le guerre tra Isreaele ed i Paesi arabi. Sto semplicemente auspicando una via diversa, l'inizio perlomeno di una mobilità più soft, specialmente per chi deve muoversi di pochi chilometri; se è difficile spostare la massa d'auto che ogni giorno corre sulle autostrade, tangenziali e statali lombarde, installare un posteggio sicuro per bici ed incoraggiare i propri dipendenti ad usarlo è alla portata di quasi ogni azienda.

Un abbraccio alla mia bella amica blogger, ricordando le nostre biciclette e le Colonne di San Lorenzo, ed un saluto a tutti i lettori di Milan On My Bike.

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