lunedì 14 maggio 2012

Velodromo di Dalmine

Mercoledì 9 maggio 2012 – Siamo sulla strada per la final destination, è arrivata la giornata di gare in pista che avranno inizio verso le 19.30. Ci sono ben tre tipi di specialità e visto che non sono una gran intenditrice, osserverò ed ascolterò i pistard raccontare la loro impresa in diretta. Sono emozionata nonostante non tocchi a me pedalare e so già che proverò una voglia tremenda di girare a mia volta.


Vedere vorticare i corridori come non mai, una potenza sprigionata direttamente dalle ruote, soprattutto da quelle lenticolari.. Copertoni che a contatto con il cemento emanano un sibilo che rilassa a tal punto da farmi sedere in mezzo all'area verde mandandomi in trance.


I corridori nel lasso di tempo che intercorreva tra una gara e l'altra, rimanevano in “frullo”sui rulli per mantenere calde le gambe. Tutta questa situazione mi ha distolto dal mio essere individuale e mi ha fatto sentire parte di una macchina perfetta. Concettualmente non è semplice da spiegare quello che ho provato. I corridori sempre in bolla pronti a dare il massimo di sé in gara alternandosi a categorie; le signore, mogli, morose e supporter (mischia in cui mi colloco allegramente) a far il tifo ed a soddisfare qualsiasi tipo di bisogno del “pistard” (mmm.. adoro questa parola!).


Nel caso specifico, la mia presenza era forse inutile dal punto di vista tecnico ma da quello morale credo sia servito, anche se in minima parte, ai miei due amici di sgambate, Ale e Rik.
Velodromo, un mondo a parte. Quando entri, tutto quello che sta fuori dalla parabolica non esiste per l'intervallo di tempo in cui si rimane all'interno dell'area.. Si dimentica la realtà quotidiana.
Nonostante ci sia una competizione in atto, non vi sono attriti tra le persone, anzi al contrario. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla bella sintonia instauratesi tra gli avversari che, alla fine dei conti, si è creata per la passione speciale e rara che hanno in comune.


“..Dalmine non è Montichiari..”

Piste completamente differenti, non solo perchè la prima è all'aperto con il fondo in cemento mentre la seconda si trova in una struttura chiusa maestosa con la parabolica in parquet. Nel mio caso Montichiari rimarrà über alles perchè mi ha regalato la “mia prima volta”.. E come il primo bacio, non si scorda mai.
C'è chi preferisce Dalmine a Montichiari per la conformazione della pista che è diversa, in quanto la seconda è più inclinata della prima.. Ma non sono all'altezza di poter esprimere giudizi tecnici simili perchè ho provato solo una e non entrambe. Comunque, seppur in modo differente, tutte e due mi hanno dato delle emozioni uniche, sperimentate con due persone speciali che in questa occasione hanno dato il meglio di sé, regalando attraverso le loro ruote momenti intensi a costo della loro fatica che è stata compensata con qualche pacca sulle spalle e con un premio finale.
Sorrido, sì.. Magari la prossima volta mi porterò la Tommasina: chissà se potrà avere l'onore di poggiare i copertoni sull'asfalto di Dalmine e farmi vivere in primis quello che ho potuto assaggiare in questa occasione.

Un grazie sentito ai ragazzi che, ancora una volta, mi hanno regalato tanto.

3 commenti:

  1. Bel topic e belle fotografie, Lauett, gran reportage!

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  2. migliorare, tanto ancora da migliorare per confrontarsi con i "big" della pista, ma almeno una cosa è certa, quello di potersi dire "faster than yesterday".
    Grazie della compagnia e del supporto tecnico logistico, tutte robe importanti!

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  3. il mondo della pista mi affascina molto, prima o poi ci vorrò entrare...però ti assicuro che anche nelle gare di triathlon c'è una bellissima atmosfera rilassata e più di amicizia che di competizione...
    :)

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